Il revival del genere peplum, ovvero quella cinematografia che mette in scena la mitologia, la storia biblica o quella della Grecia classica, ha seguito sostanzialmente due strade in questi ultimi dieci anni. Quella “blood and sex” inaugurata da 300 nel 2006, che ha dato vita a sequel e serie Tv di successo, con un look dark, scene d’azione sanguinarie, nudi generosi e trame ancorate, più o meno, a realtà storiche verosimili. E quella, invece, che ruotava soprattutto attorno all’elemento mitologico come la saga di Scontro tra Titani e Immortals, con la messa in campo di creature fantasiose e spettacolari che avvicinavano il genere a prodotti fantasy come Il Signore degli Anelli.
L’Hercules con Dwayne Johnson inaugura una terza via, andandosi a collocare in quel cinema pop per teenager, nel senso più allargato della parola, ovvero quello che comprende le moltitudini di Peter Pan, eterni ragazzini, che include età anagrafiche insospettabili e perfino vicine ai 40, che sta macinando miliardi di dollari, ovvero i superhero movie.

Questo Hercules è una specie di Avengers coi sandali, di Mercenari nell’antica Grecia. Il che significa tanta azione, toni da commedia, look solare e un’(auto)ironia che riesce a smussare anche le parti più drammatiche. Presa coscienza di questa impostazione che non lascia scampo a qualsivoglia fedeltà ai racconti originali della mitologia classica, il film funziona a meraviglia. Merito delle idee, tante, che danno una solidità sorprendente a qualcosa da cui tutto sommato non ci si aspetterebbe molto di più che combattimenti muscolari a go go. E invece… Almeno due i meriti strutturali. Primo, Hercules non è solo, fa parte di un gruppo di personaggi da videogame “hack and slash” ben assortiti: Atalanta, l’amazzone con l’arco; Autolycus lo spartano coi pugnali; Tydeus, il pazzo; Iolaus, il ragazzino e Amphiaraus, il veggente/stregone; Ian McShane in uno dei suoi ruoli più buffi, a lui toccano alcune delle battute più spiritose del film, compreso un tormentone sulla sua morte, che predice a ogni battaglia, che sembra drammaticamente arrivare con soave accettazione salvo poi essere disattesa ogni volta. L’Hercules di Dwayne Johnson è infine una specie di barbaro con una pelliccia di leone sulle spalle, testa compresa, che indossa come copricapo in battaglia facendogli assumere forme spaventosamente feline; per combattere usa la forza bruta, mani nude e una mazza. Immaginatevi, insomma, Conan dotato di esperienza tattica e bellica, cultura e intelligenza che gli permettono anche di guidare eserciti in battaglia.

La seconda idea è che le imprese leggendarie di Hercules, le note dodici fatiche, sono inventate, manipolate, usate da Hercules stesso e dai suoi compagni d’avventure per creare un mito in grado di spaventare gli avversari ancora prima di cominciare la battaglia. Quindi le vediamo, ma solo nei racconti riportati dal giovane Iolaus.
La trama è classica: Lord Cotys (John Hurt) assolda Hercules e compagni per difendersi dall’attacco di vicini bellicosi, ma non tutto è come sembra e il protagonista dovrà fare i conti anche con il suo tragico passato, quando venne accusato ad Atene di aver trucidato sua moglie e i suoi figli da Re Eurystheus (Joseph Fiennes).
Se vi state chiedendo se è una storia classica e solida, la risposta è sì, ma, come scrivevamo, sono le idee, tante, piccole e grandi, che fanno di Hercules un ottimo prodotto di intrattenimento.

Le scene di battaglia e di combattimento sono ben orchestrate, organizzate, girate e scritte. Nulla è buttato via, e si tiene desta l’attenzione con particolari che contribuiscono ad affezionarsi ai personaggi, ad “entrare” nella storia. Per esempio: avete mai visto sollevare e lanciare cavalli e cavaliere in combattimento? È solo una delle tante trovate inedite per il grande schermo. Scene che lasciano senza fiato visivamente, iconiche, che vien voglia di mettere “in pausa” e farne dei quadri, si sprecano, come lo scontro con il gigantesco leone, o Hercules in catene nel finale. Tutte immagini che devono molto a una production value altissima, con effetti speciali high quality che meritano la visione su grande schermo e perfino il 3D.

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Mi piace:
Lo stile visivo del film, fumettoso e suggestivo al tempo stesso, e le trovate originali che ne arricchiscono la sceneggiatura.

Non mi piace:
Di per sé la storia di base è già vista e rivista, e il mito di Hercules, quello vero, viene alquanto travisato.

Consigliato a chi:
A chi pensa di aver già visto tutto di un genere che in realtà ha ancora tanti spunti di racconto e osservazione.

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