Adolescence, purtroppo, è appena diventata realtà in Italia
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Adolescence, purtroppo, è appena diventata realtà in Italia

Il caso di cronaca di cui si sta parlando in questi giorni presenta inquietanti similitudini con gli aspetti più oscuri della serie Netflix

Adolescence, purtroppo, è appena diventata realtà in Italia

Il caso di cronaca di cui si sta parlando in questi giorni presenta inquietanti similitudini con gli aspetti più oscuri della serie Netflix

owen cooper in primo piano in adolescence

Per mesi Adolescence è stata al centro del dibattito perché, dietro la forma del thriller, ha costretto il pubblico a guardare in faccia un tema che troppo spesso gli adulti preferiscono considerare remoto: la radicalizzazione di adolescenti maschi dentro un ecosistema fatto di rancore, misoginia, senso di persecuzione e fascinazione per la violenza. La miniserie Netflix racconta infatti la storia di un tredicenne accusato dell’omicidio di una compagna di scuola, e intorno a quel caso interroga famiglia, istituzioni e società su una domanda scomoda: cosa succede davvero nella testa e nelle comunità digitali in cui crescono oggi i ragazzi? Per questo la cronaca arrivata da Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha avuto un impatto ancora più forte. Perché i punti di contatto, pur nella differenza dei casi, sono impressionanti.

Cosa è successo a Trescore Balneario

Il protagonista della vicenda di cronaca di cui si sta parlando in questi giorni è ancora un tredicenne. Mercoledì 25 marzo, stando alle ricostruzioni, si è presentato a scuola con pantaloni mimetici, una maglietta con la scritta “Vendetta”, un coltello nello zaino e il cellulare sistemato al collo per riprendere tutto in diretta su Telegram. Poi ha raggiunto nel corridoio dell’istituto la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, e l’ha colpita al collo e all’addome. La docente è stata soccorsa, operata e nelle ore successive le sue condizioni sono migliorate, fino all’uscita dalla terapia intensiva. In una lettera dettata dall’ospedale ha scritto parole che colpiscono quanto i fatti: «Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre» e ancora «Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare».

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A rendere ancora più inquietante la vicenda sono però le dichiarazioni attribuite al ragazzo prima e dopo l’aggressione. Nel suo “manifesto” aveva scritto: «Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti». E ancora: «La mia insegnante di francese non vuole altro che riempirmi la vita di dolore e sofferenza». In un altro passaggio emerge persino la consapevolezza della non imputabilità: «Non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato». Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo avrebbe poi ribadito: «Non volevo imitare nessuno», quasi a marcare la natura personale del gesto. Eppure proprio quel bisogno di distinguersi da precedenti attacchi, quel linguaggio di rivalsa assoluta, quel trasformare una donna nell’emblema di un torto da punire riportano alla mente l’universo raccontato da Adolescence: il risentimento che si organizza in narrazione, poi in identità, infine in violenza.

Immagine dalla serie Netflix Adolescence

Una scena di Adolescence. Cr. Netflix

Adolescence, manosfera e incel

È qui che il parallelo con la serie diventa una chiave di lettura utile e allo stesso tempo inquietante. La manosfera, nella sua definizione più ampia, è una rete di forum, contenuti e influencer che promuove l’idea di uomini penalizzati dal femminismo e legittimati a reagire a quella che percepiscono come una umiliazione sistemica. Dentro questo spazio si muovono anche gli incel, sottocultura che trasforma frustrazione affettiva e sessuale in rancore verso le donne e verso il mondo, spesso con un linguaggio intriso di vittimismo, misoginia e fantasie di punizione. Gli incel fanno parte della manosfera e in certi casi trasformano questa ideologia da semplice espressione a violenza e radicalizzazione.

Naturalmente sarebbe scorretto attribuire già oggi un’etichetta definitiva al caso di Bergamo. Saranno le indagini a chiarire fino in fondo contatti, frequentazioni online, influenze e responsabilità eventuali di terzi. Ma sarebbe altrettanto sbagliato far finta di non vedere ciò che emerge dalle parole del ragazzo: l’ossessione per la vendetta, la sensazione di essere perseguitato dagli adulti, la costruzione di una donna come nemico assoluto, la spettacolarizzazione del gesto sui social, persino l’idea della violazione delle regole come affermazione di sé. Sono segnali che Adolescence aveva portato sotto i riflettori e che oggi, purtroppo, la realtà italiana ripropone nella forma più brutale. Non come fiction, ma come cronaca.

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