Backrooms, spiegazione del finale del film
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La spiegazione del finale di Backrooms: cosa succede davvero a Clark e Mary

Il film A24 trasforma la creepypasta nata online in un horror psicologico fatto di stanze infinite, doppi deformati e traumi che prendono corpo. Ma cosa significa quel finale?

La spiegazione del finale di Backrooms: cosa succede davvero a Clark e Mary

Il film A24 trasforma la creepypasta nata online in un horror psicologico fatto di stanze infinite, doppi deformati e traumi che prendono corpo. Ma cosa significa quel finale?

mary in backrooms

L’arrivo nelle sale di Backrooms porta sul grande schermo uno dei fenomeni horror più discussi degli ultimi anni, nato online e cresciuto tra creepypasta, video virali e immaginario liminale. Il film diretto da Kane Parsons, realizzato con A24 e interpretato da Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, parte da un’idea inquietante: un luogo apparentemente ordinario, fatto di stanze vuote e corridoi senza fine, che diventa poco a poco qualcosa di impossibile da comprendere e da controllare.

Proprio per questo, non sorprende che il finale abbia lasciato molti spettatori spiazzati. Backrooms non sceglie una chiusura lineare, né offre una spiegazione completamente didascalica di ciò che accade a Clark e Mary. Preferisce invece lavorare sull’ambiguità, trasformando il labirinto in uno spazio mentale oltre che fisico, dove ricordi, traumi e identità vengono assorbiti e restituiti in forma distorta. Per capire davvero come finisce il film, bisogna quindi ripartire dalla sua trama e dal modo in cui le Backrooms entrano nella vita dei due protagonisti.

ATTENZIONE: contiene spoiler sul finale del film!

La trama del film di Kane Parsons

Clark è il proprietario di uno showroom di mobili in difficoltà. La sua vita è segnata da problemi economici, da un divorzio doloroso e da una frustrazione profonda per una carriera da architetto mai davvero realizzata. Durante le sedute con Mary Kline emerge il peso di questo fallimento personale, ma anche la sua incapacità di uscire da una spirale di rancore, autocommiserazione e rabbia trattenuta. La scoperta delle Backrooms avviene nel seminterrato del suo negozio, dopo una serie di anomalie elettriche e bollette inspiegabilmente alte. Clark attraversa una parete e si ritrova in una dimensione fatta di stanze apparentemente infinite, simili e diverse allo stesso tempo dal mondo che conosce. Invece di fuggire, torna più volte in quel luogo, prova a mapparlo e finisce per esserne ossessionato. Quando sparisce, Mary decide di andare a cercarlo nel negozio e trova a sua volta il passaggio.

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Da quel momento il film abbandona progressivamente la struttura del dramma psicologico per entrare in un territorio più ambiguo. Mary ritrova Clark, ma l’uomo non è più soltanto il paziente fragile e rancoroso che conosceva. Vive nelle Backrooms, parla come se avesse trovato una verità sul funzionamento del luogo e la costringe a un confronto che somiglia a una seduta terapeutica distorta. Intorno a loro ci sono figure umane “rotte”, presenze che sembrano copie mal riuscite di persone reali.

La spiegazione del finale di Backrooms

Nel finale, Clark tenta di spiegare a Mary che le Backrooms funzionano come uno specchio deformante della realtà. Il luogo assorbe ciò che esiste fuori e lo restituisce in una forma sbagliata, incompleta, mostruosa. Per Clark questa logica diventa personale: la creatura che appare davanti a lui è una sua versione gigantesca e grottesca, vestita con il costume da pirata usato per la pubblicità del suo negozio. Non è un mostro casuale, ma la materializzazione di tutto ciò che Clark odia di sé stesso: il fallimento professionale, l’immagine ridicola che sente di incarnare, la parte di sé che non è mai riuscito ad accettare.

Il confronto non porta a una riconciliazione. Clark prova a parlare con la creatura, come se potesse controllarla o convincerla, ma il mostro lo aggredisce e lo uccide mordendolo al collo. La sua morte chiude il percorso del personaggio in modo coerente con la lettura psicologica del film: Clark non viene eliminato da una minaccia esterna qualunque, ma da una versione deformata della propria identità. Le Backrooms non inventano il suo incubo dal nulla; gli danno un corpo.

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Cosa succede a Mary alla fine del film

Mary riesce a fuggire attraverso le stanze, inseguita dalla creatura, finché non viene raggiunta da alcuni uomini in tute protettive. A quel punto il film sembra aprire una via di salvezza, ma la sensazione dura poco. Mary viene portata in una struttura legata ad Async, la società che studia le Backrooms, e interrogata da Phil. La scena suggerisce che quegli uomini non siano lì per salvarla davvero, ma per raccogliere informazioni su ciò che ha visto. Resta persino ambiguo se Mary sia uscita davvero dalla dimensione o se la struttura stessa si trovi ancora al suo interno.

La sequenza finale è il passaggio decisivo. Le Backrooms mostrano una ricostruzione alterata dei luoghi dell’infanzia di Mary: la casa, la stanza, gli spazi legati al rapporto traumatico con la madre. Come era accaduto a Clark, anche la sua esperienza personale viene assorbita e trasformata in ambiente. Il film chiude poi sull’immagine di una Mary deformata, “rotta”, con caratteristiche fisiche innaturali, come le altre figure incontrate nel labirinto. È il segno più chiaro che anche lei è diventata parte delle Backrooms, oppure che il luogo ne ha generato una copia corrotta.

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Il finale di Backrooms, quindi, non va letto come una semplice fuga mancata. Clark muore perché viene divorato dalla propria immagine distorta; Mary sopravvive abbastanza da capire il meccanismo del luogo, ma non abbastanza da sottrarsi davvero alla sua logica. Le Backrooms non sono solo stanze infinite: sono uno spazio che registra male la realtà, la memoria e il dolore, trasformando le persone in frammenti sbagliati di sé stesse. Per questo il film lascia aperta la porta a un possibile seguito, ma funziona anche come racconto compiuto: l’orrore non finisce perché il labirinto non ha un vero centro, né una vera uscita.

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