Pubblichiamo, a puntate, l’inchiesta “Film comici spazzatura o salvezza del cinema italiano?” pubblicata su Best Movie di dicembre, in edicola dal 30 novembre. Rispondono i protagonisti: Greggio, Boldi, De Sica, Pieraccioni, Zalone, Bisio, Ficarra & Picone, De Luigi, Brizzi…

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«Le scritture di cinema e tv sono profondamente diverse» conferma Salvo Ficarra, che insieme al sodale Valentino Picone è stato tra i primi a inaugurare la stagione 2011-2012 con Anche se è amore non si vede. «Tant’è che noi sin dal primo film ci siamo sempre affidati a Francesco Bruni, che recentemente ha gli onori della cronaca per aver vinto a Venezia il Premio Controcampo con Scialla!. C’è una maniera di scrivere che è profondamente diversa perché il mezzo lo è. Nei personaggi che realizzi c’è una continuità rispetto a quella che è la tua comicità. E’ sempre successo così: il primo film che ha fatto Verdone, che è un mito assoluto, era la riproposizione di alcuni personaggi che faceva in tv però ambientati nel grande schermo. Stessa cosa dicasi per Benigni, Troisi, Aldo, Giovanni e Giacomo». «Il linguaggio – conferma Brizzi – non è condizionato dai personaggi, ma dalla storia e dalla creatività del regista». «Con Benvenuti al Nord non volevamo fare un sequel a tutti i costi, abbiamo voluto aspettare che ci fosse una bella sceneggiatura, una bella storia da raccontare» dice Bisio. «E’ questo che conta, il successo e la popolarità da soli non bastano. E poi non tutto quello che “viene dalla tv” ha lo stesso linguaggio. I soliti idioti, per esempio, ha uno stile molto diverso, più vicino alla comicità di film americani come Jackass». «Non bastano le gag per fare un film» gli risponde indirettamente il “solito idiota” Francesco Mandelli. «Ci vuole una struttura narrativa adatta al racconto per il grande schermo». «Il cinema è un lavoro di equipe, non c’è solo la regia, c’è il montatore, il direttore della fotografia» sottolinea Valentino Picone. «Quando qualcosa viene bene o male è merito o colpa di tutti. I montatori danno il ritmo in un posto in cui tu non l’avresti fatto, l’operatore dietro la macchina ti dà delle idee…». Secondo Salvo Ficarra, poi, per fare cinema, come tutte le cose, ci vuole esperienza e la possibilità di fare esperienza. «I grandi del passato come Sordi avevano la possibilità di fare cinque/sei film l’anno» fa notare. «Quando finivano un film ne cominciavano già un altro. Oggi si fa un film ogni anno e mezzo nella migliore delle ipotesi, e se finisci la carriera con 10 film è un successone, invece se guardi i grandi del passato ti ritrovi con chi ha fatto settanta, ottanta, cento film. Bisogna anche dare a tutti il tempo di imparare». Oltre che di linguaggi ed esperienza, però, il successo di un film è soprattutto…

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