Odissea, Elliot Page non è Achille ma il mito era più ambiguo
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Elliot Page non è Achille in Odissea… ma sarebbe stato più “giusto” di Brad Pitt

Le polemiche sul casting del film di Nolan hanno ignorato un dettaglio curioso: per secoli Achille non è stato il guerriero muscolare fissato nell’immaginario da Troy, anzi...

Elliot Page non è Achille in Odissea… ma sarebbe stato più “giusto” di Brad Pitt

Le polemiche sul casting del film di Nolan hanno ignorato un dettaglio curioso: per secoli Achille non è stato il guerriero muscolare fissato nell’immaginario da Troy, anzi...

ellit page in odissea e brad pitt in troy

Prima ancora di arrivare in sala, Odissea di Christopher Nolan era già diventato un film discusso, sezionato e contestato. Una parte del dibattito si è concentrata sulle scelte di casting, trasformando il kolossal omerico in un nuovo terreno di scontro culturale: Lupita Nyong’o come Elena di Troia e Clitennestra, Zendaya come Atena, Elliot Page nel cast. Abbastanza per accendere polemiche spesso nate prima ancora di vedere il film.

Tra i rumor circolati c’era anche quello, infondato, secondo cui Page avrebbe interpretato Achille. Non era vero: in Odissea l’attore interpreta Sinone, figura legata al cavallo di Troia e all’inganno che permette ai Greci di entrare nella città, raccontata però nell’Eneide di Virgilio. Eppure quella falsa pista apre una domanda interessante: se Page fosse stato davvero Achille, sarebbe stato così fuori posto rispetto alla tradizione? La risposta, guardando alla storia dell’arte, è meno scontata di quanto sembri.

Achille, il guerriero… travestito da donna

Achillem, infatti, è stato rappresentato più volte in una forma ambigua, travestita o immersa in un contesto femminile. Non per una provocazione moderna, ma per un episodio preciso della sua tradizione mitologica. La storia non appartiene direttamente all’Iliade, ma al ciclo di racconti legati alla guerra di Troia e alla giovinezza dell’eroe. Secondo il mito, la madre Teti sa che il figlio è destinato a morire giovane se partirà per Troia. Per sottrarlo a quel destino, lo porta a Sciro, alla corte di Licomede, e lo nasconde tra le figlie del re travestendolo da ragazza. In molte versioni, Achille assume il nome di Pirra, o Pyrrha, legato al rosso: una vera identità femminile provvisoria, non un semplice travestimento di passaggio.

A smascherarlo sarà proprio Odisseo, che arriva a Sciro con uno stratagemma. Porta doni per le fanciulle, stoffe, gioielli e ornamenti, ma vi nasconde anche delle armi. Quando Achille sceglie istintivamente la spada, lo scudo o l’elmo, rivela la propria natura guerriera. Il più grande combattente degli Achei viene mostrato nel momento esatto in cui emerge da un’apparenza femminile, sospeso tra ciò che la madre voleva proteggergli e ciò che il destino pretende da lui. Una scena, questa, che ha ispirato tanti grandi artisti.

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Dai dipinti antichi a Rubens e Poussin

Proprio questa scena, infatti, è stata rappresentata moltissime volte. Esistono affreschi romani da Pompei in cui Odisseo e Diomede riconoscono Achille travestito da Pirra tra le figlie di Licomede. Già nell’antichità, quindi, il più grande guerriero acheo poteva essere mostrato dentro un’immagine di travestimento, ambiguità e sospensione dell’identità.

Il tema torna poi nella pittura europea: Peter Paul Rubens dipinge Achille scoperto tra le figlie di Licomede in una scena teatrale, piena di stoffe, corpi e gesti; Nicolas Poussin insiste sul contrasto tra l’abito femminile e l’attrazione improvvisa per le armi; Pompeo Batoni e Angelica Kauffmann riprendono a loro volta lo stesso episodio. In molte di queste immagini Achille non somiglia affatto all’eroe muscolare e statuario fissato dal cinema contemporaneo. È giovane, morbido, elegante, ambiguo, circondato da donne, abiti e ornamenti.

Peter Paul Rubens: Achilles discovered by Odysseus | People | Baroque |  Fine art prints, reproductions, print on demand, framing

 

Prima di Brad Pitt, Achille era più ambiguo

Quando oggi molti pensano ad Achille al cinema, pensano inevitabilmente a Brad Pitt in Troy: capelli biondi, corpo scolpito, postura da semidio, sensualità atletica, violenza controllata. Un’immagine potentissima, diventata quasi automatica nell’immaginario pop. Ma è appunto un’immagine moderna, non l’unica possibile. Troy costruisce Achille come guerriero assoluto, superstar del campo di battaglia, corpo iconico prima ancora che personaggio. Funziona benissimo per il kolossal di Wolfgang Petersen, ma non esaurisce la tradizione.

Prima di Brad Pitt, Achille era stato anche il ragazzo destinato alla morte, l’eroe del lutto, il corpo travestito, l’identità nascosta, il giovane tra le figlie di Licomede che si rivela solo davanti alle armi. Per questo il paragone con Elliot Page, nato da un rumor sbagliato, diventa curioso. Page non interpreta Achille, ma l’idea che un Achille meno statuario, meno iper-muscolare e più ambiguo sia automaticamente “contro il mito” regge poco. Semmai, mostra quanto il nostro immaginario recente sia diventato più rigido di quello antico e moderno.

Il vero paradosso delle polemiche contro Odissea

Nelle polemiche contro Odissea, molti si sono attaccati alla presunta immagine “classica” dei personaggi. Elena dovrebbe essere bianca e bionda perché così è stata spesso rappresentata dalla pittura europea; certi corpi dovrebbero apparire in un certo modo perché così li abbiamo interiorizzati attraverso musei, cinema e illustrazioni. Ma se prendiamo davvero sul serio la storia delle immagini, allora dovremmo prenderla tutta. Se Elena è stata spesso costruita come ideale di bellezza bianca nella pittura occidentale, Achille è stato anche rappresentato come figura travestita, ambigua, giovane, immersa in uno spazio femminile e lontana dal muscolo monumentale del cinema contemporaneo. Questo aspetto, però, viene quasi sempre dimenticato. Forse perché disturba l’idea semplice di un’antichità stabile, ordinata e perfettamente allineata ai nostri riflessi moderni.

La reazione scandalizzata all’ipotesi di un Achille diverso da Brad Pitt dice comunque qualcosa. Dice che molti difendono la “tradizione” conoscendone solo la versione più recente, più comoda, più cinematografica. La storia dell’arte, invece, racconta altro: Achille non è sempre stato il corpo invincibile che immaginiamo. A volte è stato Pirra, nascosto tra le figlie di Licomede, circondato da abiti, gioielli e sguardi femminili, in attesa che una spada rivelasse chi era davvero.

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