Troy e Odissea: le differenze con i poemi di Omero
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Troy o Odissea: quale film è più fedele ai poemi di Omero?

Le polemiche sulla fedeltà del film di Nolan hanno riaperto il dibattito su Omero al cinema. Ma anche Troy, vent’anni fa, aveva cambiato moltissimo rispetto all’Iliade...

Troy o Odissea: quale film è più fedele ai poemi di Omero?

Le polemiche sulla fedeltà del film di Nolan hanno riaperto il dibattito su Omero al cinema. Ma anche Troy, vent’anni fa, aveva cambiato moltissimo rispetto all’Iliade...

immagini da troy e odissea

Da quando Odissea di Christopher Nolan è arrivato in sala, una parte del dibattito si è concentrata su una domanda in apparenza semplice: quanto è fedele a Omero? Il film ha preso molte libertà con il poema, ha modificato episodi celebri, ridotto il ruolo degli dèi, cambiato alcune dinamiche familiari e riletto diversi personaggi in chiave più moderna, politica e traumatica. A tutto questo si sono aggiunte polemiche più rumorose sulla cosiddetta “accuratezza storica”, dal casting di Lupita Nyong’o come Elena di Troia e Clitennestra fino alla presenza di figure e dettagli ritenuti da alcuni spettatori troppo lontani dall’immaginario tradizionale. Parlare di “fedeltà storica” a proposito di Omero è già una piccola trappola: Iliade e Odissea non sono cronache, non sono manuali di storia antica e non sono testi nati per ricostruire con precisione archeologica la guerra di Troia o il viaggio di Ulisse. Sono poemi epici legati a una lunga tradizione orale, stratificati nel tempo, pieni di interventi divini, eroi sovrumani, mostri, profezie, genealogie mitiche e versioni diverse degli stessi racconti. Per questo la domanda più interessante non è tanto quale film sia “storicamente accurato”, ma quale film sia più fedele allo spirito e alla struttura dei poemi omerici.

E qui il confronto con Troy diventa inevitabile. Il kolossal diretto da Wolfgang Petersen nel 2004, con Brad Pitt nei panni di Achille, Eric Bana in quelli di Ettore e Orlando Bloom in quelli di Paride, era stato presentato come una versione più realistica della guerra di Troia. Niente dèi in scena, niente interventi soprannaturali, niente apparato mitologico esplicito: solo uomini, eserciti, passioni, orgoglio e potere. Ma davvero Troy era più fedele a Omero di quanto lo sia oggi Odissea di Nolan? La risposta è meno semplice di quanto sembri.

Troy voleva rendere l’Iliade più “realistica”

Troy parte dall’Iliade, ma in realtà non adatta solo quel testo. Il poema attribuito a Omero non racconta tutta la guerra di Troia dall’inizio alla fine: si concentra su un periodo limitato del decimo anno di guerra, a partire dall’ira di Achille contro Agamennone fino ai funerali di Ettore. Non c’è il giudizio di Paride, non c’è il rapimento di Elena raccontato dall’inizio, non c’è la caduta della città, non c’è il cavallo di Troia, non c’è la morte di Achille. Tutti questi elementi appartengono al più ampio ciclo troiano, non all’Iliade in senso stretto.

Il film di Petersen, invece, comprime tutto in un unico grande racconto lineare. Trasforma una guerra leggendaria durata dieci anni in una vicenda che sembra svolgersi in un tempo molto più breve, ingloba episodi posteriori all’Iliade e chiude la storia con la distruzione di Troia. È una scelta comprensibile per un kolossal hollywoodiano, perché il pubblico si aspetta una narrazione completa, con un inizio, uno sviluppo e una fine. Ma è anche il primo grande tradimento del testo omerico: l’Iliade non è la storia della guerra di Troia, è la storia dell’ira di Achille.

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Il grande assente di Troy sono gli dèi

La scelta più radicale di Troy è anche la più evidente: gli dèi scompaiono. Nell’Iliade, invece, gli dèi sono ovunque. Atena, Apollo, Era, Afrodite, Zeus, Poseidone intervengono continuamente nella guerra, proteggono i loro favoriti, ingannano gli uomini, deviano frecce, seminano panico, sostengono un esercito o l’altro. Il conflitto troiano non è mai soltanto umano: è anche una partita divina. Petersen elimina quasi del tutto questa dimensione e la traduce in psicologia, politica e superstizione. Gli uomini credono negli dèi, li invocano, ne rispettano i templi, ma il film non li mostra come forze attive. È una scelta che rende Troy più “realistico”, almeno in apparenza, ma lo allontana moltissimo da Omero. Per l’Iliade, il mondo divino non è un accessorio decorativo: è parte del meccanismo narrativo, morale e cosmico del poema.

Senza gli dèi, cambia anche il senso dei personaggi. Achille non è più l’eroe semidivino destinato a scegliere tra vita lunga e gloria eterna, ma un guerriero eccezionale che disprezza i re e cerca una forma personale di immortalità attraverso la fama. Elena non è più il centro di una disputa che coinvolge anche Afrodite e il destino degli Achei e dei Troiani, ma soprattutto una donna contesa dentro un dramma passionale e politico. Paride perde parte della sua ambiguità mitica e diventa un giovane innamorato e fragile. Ettore, forse il personaggio più riuscito del film, viene trasformato nel vero cuore morale della storia, più moderno e più nobile di quanto il poema, pur amandolo, non lo renda in ogni passaggio.

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Achille, Patroclo, Menelao: tutte le libertà di Troy

Troy cambia anche molti destini. Nel poema, Menelao non muore durante il duello con Paride. Nel film sì, ucciso da Ettore dopo che Paride si rifugia vergognosamente ai suoi piedi. È una modifica enorme, perché nel mito Menelao sopravvive alla guerra e tornerà a Sparta con Elena. Anche Agamennone ha un destino completamente diverso: nel film muore a Troia, ucciso da Briseide, mentre nella tradizione mitica torna a Micene e viene assassinato da Clitennestra e dal suo amante Egisto (dettaglio questo ripreso da Nolan). Questo significa tagliare alla radice tutto il seguito tragico della casa degli Atridi, cioè uno dei grandi nuclei della mitologia greca.

Anche il rapporto tra Achille e Patroclo viene semplificato ed è uno dei grandi “peccati” che vengono attribuiti al film. Nell’Iliade, Patroclo è una figura centrale e il suo legame con Achille è profondissimo, ambiguo, affettivamente assoluto. Nel film diventa suo cugino, scelta che rende più immediato e meno controverso il rapporto per il pubblico generalista, ma ne riduce la complessità. La morte di Patroclo resta il motore del ritorno di Achille in battaglia, ma il film attenua una delle relazioni più intense della letteratura antica.

Poi c’è Briseide, che nel poema è soprattutto la schiava contesa tra Achille e Agamennone, simbolo dell’offesa subita dall’eroe. In Troy diventa una sacerdotessa troiana, cugina di Ettore e Paride, e soprattutto una vera storia d’amore per Achille. Anche qui il cambiamento è chiaro: Petersen trasforma un conflitto di onore, possesso e status in una dinamica sentimentale più riconoscibile per il cinema contemporaneo. Il paradosso è che Troy sembra più storico perché elimina gli dèi, ma proprio per questo diventa spesso meno omerico. Cerca una verosimiglianza moderna e perde gran parte della logica epica del poema.

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Odissea di Nolan cambia molto, ma è una rilettura

Odissea di Christopher Nolan, da parte sua, prende moltissime libertà. Non è una trasposizione scolastica del poema. Riduce o modifica il ruolo degli dèi, cambia il peso di alcuni personaggi, rilegge Penelope in modo più assertivo, rende Telemaco meno eroico, trasforma Calipso e Circe in figure più legate al trauma e alla violenza subita, sposta o elimina episodi e cambia anche il finale.

Una delle modifiche più discusse riguarda Polifemo. Nel poema, Ulisse inganna il Ciclope dicendo di chiamarsi Nessuno, lo acceca e poi rovina tutto rivelando il proprio vero nome, scatenando così l’ira di Poseidone. Nel film, il gioco di parole viene eliminato e la colpa di Ulisse passa attraverso un gesto: la freccia scoccata contro Polifemo dopo la fuga, atto non necessario che racconta la stessa hybris, la stessa incapacità di fermarsi dopo la vittoria.

Anche l’episodio di Circe viene riletto profondamente. Nel poema, la maga trasforma i compagni di Ulisse in porci e poi accoglie l’eroe nella sua dimora. Nel film, la sequenza diventa quasi horror, fisica, disturbante, e Circe viene caricata di un background di violenza e paura coerente con la rilettura femminile e pacifista dell’intera opera. La trasformazione degli uomini in porci non è solo magia: è giudizio sul loro istinto, sulla guerra che si portano addosso, sulla minaccia che rappresentano.

Nolan modifica anche il finale. Nell’Odissea, dopo la strage dei Proci, Penelope riconosce Ulisse attraverso la prova del letto; poi il poema si chiude con il rischio di un nuovo ciclo di vendetta fermato dall’intervento di Atena. Nel film, invece, il ritorno si trasforma in una forma di esilio e di espiazione: Ulisse non può semplicemente riprendere il suo posto come se nulla fosse. Deve fare i conti con ciò che ha fatto, con ciò che ha perduto e con i morti che il viaggio ha lasciato dietro di sé.

Odissea è meno fedele, ma più coerente rispetto al mito

Se si guarda ai singoli episodi, Odissea cambia moltissimo. Taglia passaggi, semplifica snodi, sposta significati. Ma a differenza di Troy non cerca davvero di trasformare Omero in una cronaca realistica. Accetta che l’Odissea sia mito, viaggio simbolico, racconto di metamorfosi e ritorno impossibile. Anche quando cambia, lo fa dichiarando una direzione precisa: leggere Ulisse non come eroe glorioso e basta, ma come reduce, sopravvissuto, uomo colpevole, figura segnata dalla guerra.

Questo non rende ogni modifica automaticamente riuscita. Alcune assenze pesano, e chi ama il poema può sentire la mancanza di episodi fondamentali, del gioco linguistico di Nessuno, di una presenza più piena degli dèi o della complessità finale del riconoscimento con Penelope. Ma la rilettura di Nolan ha una coerenza interna molto forte: prende l’Odissea e la orienta verso il trauma, la responsabilità, il prezzo della guerra, la fragilità del ritorno.

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Quale dei due film è più fedele a Omero?

La risposta dipende da cosa intendiamo per fedeltà. Se per fedeltà intendiamo la vicinanza esteriore a un mondo “storico” di guerrieri, città assediate, eserciti e duelli, Troy può sembrare più vicino a Omero. Ha Achille, Ettore, Paride, Elena, Priamo, Troia, le mura, gli Achei, il cavallo, la guerra. Ma appena lo si confronta con l’Iliade, emergono cambiamenti enormi: gli dèi spariscono, il tempo viene compresso, molti destini vengono modificati, la struttura del poema viene trasformata e il centro morale del racconto si sposta. Se invece per fedeltà intendiamo la capacità di rispettare la natura mitica, instabile e stratificata del materiale omerico, allora Odissea di Nolan ha più argomenti dalla sua. Non perché sia più fedele nei dettagli, ma perché non finge che Omero sia un film storico mancato. Lo tratta come un mito da attraversare, discutere, deformare e interrogare.

Alla fine, il paradosso è questo: Troy tradisce Omero cercando di renderlo più realistico; Odissea lo tradisce cercando di renderlo più contemporaneo. Con tutte le sue libertà, tuttavia, Odissea sembra sapere una cosa che Troy spesso dimentica: Omero non va soltanto ricostruito. Va raccontato di nuovo.

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