Due Spicci, Zerocalcare voleva tagliare due delle vostre scene preferite: «Troppo imbarazzanti»
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Due Spicci, Zerocalcare voleva tagliare due delle vostre scene preferite: «Troppo imbarazzanti»

L’autore ha svelato quali momenti della nuova serie Netflix lo hanno fatto sentire più esposto, al punto da aver pensato di toglierle

Due Spicci, Zerocalcare voleva tagliare due delle vostre scene preferite: «Troppo imbarazzanti»

L’autore ha svelato quali momenti della nuova serie Netflix lo hanno fatto sentire più esposto, al punto da aver pensato di toglierle

zerocalcare e due spicci

Due Spicci ha colpito molti fan di Zerocalcare per il suo tono più cupo, per la struttura vicina al noir e per una serie di scene che hanno spostato la nuova serie Netflix in un territorio più intimo rispetto ai lavori precedenti. Accanto alla trama legata ai debiti, a Cinghiale, a Smeralda e alla minaccia di Paturnia, il racconto trova infatti alcuni dei suoi momenti più forti quando lascia spazio alla vulnerabilità di Zero, al rapporto con la madre e alla fatica di raccontare se stessi senza nascondersi dietro la battuta.

Proprio alcune di queste scene, però, hanno rischiato di non arrivare mai nella versione finale. Durante il Best Movie Day del 30 maggio 2026, Zerocalcare non ha raccontato solo il retroscena dietro al rifiuto di Lady Gaga, ma anche che, a serie conclusa, due scene in particolare gli hanno creato imbarazzo: la scena della botola nella puntata 4 e il dialogo con la madre nella puntata 7. Due momenti molto diversi, ma entrambi legati alla parte più scoperta del racconto, quella in cui la serie interrompe la superficie della trama crime per entrare nel disagio personale di Zero.

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L’autore lo ha spiegato così: «Riguardando la serie a lavoro finito, quelle erano le due scene che mi mettevano in imbarazzo. La scena della botola nella puntata 4 e la scena del dialogo con la madre nella puntata 7. Nel senso che le ho scritte in maniera un po’ di getto e mi facevano sentire un po’ vulnerabile. Riguardandola dopo ho pensato, Dio, ma veramente voglio raccontare questa roba, esponendomi a qualcuno che diceva “ma chi cazzo ti ha chiesto niente, perché mi stai raccontando come stai? Mi stai raccontando un noir, ma perché ci devi attaccare la pippa su se tu sei felice o infelice?” E avrebbero ragione».

 

 
 
 
 
 
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Il dubbio, quindi, non riguardava la tenuta narrativa della serie, ma il livello di esposizione personale. Zerocalcare ha raccontato di aver pensato davvero alla possibilità di eliminare quelle parti: «Quindi in realtà non è stata una cosa fatta a tavolino, anzi, a tavolino pensavo forse ma io se la levo sta roba. Poi in realtà sono le uniche due che invece mi sono piaciute».

Il risultato dice molto anche sul modo in cui Due Spicci lavora sul rapporto tra realtà e finzione. La serie non è un’autobiografia diretta di Michele Rech, né una cronaca fedele di fatti reali, ma rielabora esperienze, paure, persone e situazioni attraverso il filtro di Zero. È proprio in questo scarto che alcune scene diventano più riconoscibili: non perché raccontino necessariamente “la verità” in senso letterale, ma perché trasformano imbarazzo, fragilità e senso di esposizione in materiale narrativo.

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Foto: Rosdiana Ciaravolo/Getty Images

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