Com’era facile aspettarsi, in questi giorni che seguono la scomparsa di Steve Jobs, quella della stampa  è una continua corsa all’ultima notizia sulla vita, il lavoro e la persona del fondatore di Apple. Una risposta mediatica alla richiesta di un pubblico vastissimo di persone che faticano ancora ad accettare il fatto che il genio creativo di Silicon Valley si sia spento per sempre. Ora è Newsweek a raccontare qualcosa di nuovo su un’amicizia telefonica molto speciale di cui non molti erano a conoscenza. Quella con lo sceneggiatore Aaron Sorkin, che di recente ha portato sul grande schermo la storia di un’altra geniale personalità made in Usa, raccontando la nascita di Facebook e del suo creatore Mark Zuckerberg in The Social Network, valsagli un Oscar per la sceneggiatura.

In quest’intervista Sorkin racconta del rapporto di stima e amicizia che lo legava a Steve Jobs, della sua passione per i prodotti Apple e di come ammirasse la sua capacità di essere “showman”. Una stima che Jobs aveva particolarmente a cuore e che ricambiava, con ripetuti apprezzamenti sui suoi film e lavori televisivi.  «Non ho mai incontrato Steve Jobs», ha raccontato Sorkin, «ma iniziammo una specie di amicizia via telefono, cominciata dopo che la mia risposta alla domanda “Mac o Pc” venne pubblicata ovunque. Risposi al quesito dicendo che “Da sempre, ogni cosa che ho scritto è stata scritta con un Mac”. Mi chiamò per dirmi che aveva apprezzato la cosa e che se ci fosse mai stato qualcosa che lui avesse potuto fare per me, bastava telefonargli. Di tanto in tanto mi chiamava per complimentarsi con me su un qualche film o episodio di serie televisiva scritta da me che gli era paciuta particolarmente».

In particolare Sorkin si sofferma a raccontare della loro ultima telefonata, durante la quale Jobs gli offrì addirittura di scrivere un nuovo film per la Pixar Animation (ricordiamo che Jobs oltre a essere stato fondatore e amministratore della casa di animazione era ancora nel CDA Disney). «La telefonata che ricorderò per sempre è l’ultima che ho ricevuto. Voleva che scrivessi un film Pixar. Io gli dissi che amavo i film della Pixar, che li avevo visti tutti come minimo due volte ciascuno e che li ritenevo dei piccoli miracoli, ma che non mi ritenevo in grado di realizzarne uno. Steve disse “Perché no?” e io “Non credo di essere in grado di far parlare degli oggetti inanimati. Steve: “Ma una volta che dai vita al film non sono più inanimati…”. Io: “La verità è che non so come raccontare queste storie. Ho una figlia piccola che adora i film Pixar e si metterebbe letteralmente a fare le capriole se le dicessi che devo scrivere un film per la Pixar, ma non voglio deluderla scrivendo l’unico brutto film della storia dello studi”. Poi ci fu un lungo silenzio e infine  Steve: “Cavoli, e scrivi di quello”. E mi invitò a passare dalle sue parti per fare un bel tour del posto. Ho detto che l’avrei fatto, ma alla fine non sono più andato. Ma continuo a pensare a quel film Pixar. Per me, è questa l’eredità di Steve. Questo e il fatto che ho buttato giù queste parole con un Mac che ho amato fin da quando l’ho tirato fuori dalla scatola…». (Foto Getty Images)

Fonte: Newsweek

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