Les jeux sont faits. E purtroppo – ora possiamo dirlo – non c’è stata quell’illuminazione a cui anche il Presidente di Giuria Bernardo Bertolucci aveva auspicato prima dell’inizio del Festival, se si escludono Gravity, il magnetico Locke di Tom Hardy e l’omaggio di Scola a Fellini, Che strano chiamarsi Federico! (standing ovation ieri alla proiezione ufficiale), tutti e tre però fuori gara.
Nessun capolavoro tra i 20 film in Concorso, che – eccetto Philomena di Stephen Frears, a cui è andato il plauso unanime della critica – hanno suscitato reazioni e giudizi contrastanti.
E chissà che non capiti come nel 1953 quando la Giuria presieduta da Eugenio Montale decise di non assegnare nessun Leone d’Oro ma di premiare sette pellicole con il Leone d’Argento.

Alla vigilia della cerimonia di premiazione, che si terrà questa sera alle 19 (trasmessa in diretta su Rai Movie), si respira dunque un’aria di incertezza, ulteriormente alimentata dai pronostici che in queste ore si stanno scatenando in Rete e serpeggiano tra i corridoi del Palazzo del Cinema.

Tra i favoriti per il massimo riconoscimento il taiwanese Tsai Ming Liang, che con i suoi Cani randagi potrebbe conquistare il secondo Leone d’Oro della carriera (dopo quello vinto nel 1994 con Vive l’amour). A tallonarlo il citato Philomena, anche se è molto probabile che l’adattamento di Frears (del libro di Martin Sixsmith) venga insignito della Colpa Volpi per la sua interprete femminile, una (come sempre) straordinaria Judi Dench nei panni di una madre separata con la forza dal proprio figlio nell’Irlanda Anni Cinquanta.
Quanto alla performance maschile, dovrebbero esserci pochi dubbi: Scott Haze, capace di un assolo impressionante nel Child of God che James Franco ha tradotto da Cormac McCarthy, dove interpreta un uomo la cui umanità è stata soffocata da istinti e gesti quasi animali.

Ma ci sono almeno altri quattro titoli che, se non il premio massimo, si contendono gli altri riconoscimenti. Parliamo di La jalousie di Philippe Garrel, altro habituèe della Mostra di Venezia, che potrebbe portarsi a casa il Leone d’Argento, sempre che questo non gli venga soffiato da Philip Gröning, autore di La moglie del poliziotto; film amato e odiato, ma a nostro parere illuminato da una regia superlativa e malickiana.
Altro caso controverso che pare, però, essere entrato nelle grazie di Bertolucci è Miss Violence di Alexandros Savranas: il Premio della Giuria potrebbe essere un buon compromesso, sempre che la stessa non decida di assegnarlo ad Hayao Miyazaki, quasi fosse un secondo Leone alla carriera (dopo quello del 2005), dal momento che proprio dal Lido, dopo gli applausi ricevuti per Si alza il vento, il maestro dell’animazione giapponese ha annunciato il suo ritiro. E non sono da escludere nemmeno i due documentari: The Unknown Known, in cui Errol Morris interroga Donald Rumsfeld e Sacro GRA, fotografia della geografia umana che vive all’ombra del Grande Raccordo Anulare scattata da Gianfranco Rosi. Tom à la ferme dell’enfant prodige canadese Xavier Dolan (classe 1989) avrebbe invece tutte le carte in regola per aggiudicarsi il premio Osella per la miglior sceneggiatura.

Insomma, le prossime saranno ore difficili per Bertolucci e i suoi giurati, ovvero le attrici Carrie Fisher, Virginie Ledoyen, Martina Gedeck, i registi Andrea Arnold, Jiang Wen, Pablo Larraín, il direttore della fotografia Renato Berta e il compositore Ryuichi Sakamoto.
Non ci stupiremmo se quelle sorprese che il Presidente e tutti noi attendevamo arrivino proprio da loro…
Appuntamento a questa sera per il verdetto ufficiale.

(Foto: Getty Images)

© RIPRODUZIONE RISERVATA